25 NOVEMBRE: no alla violenza sulle donne

AMORE COLPEVOLE (di Patty Barale)

“Ogni giorno d’un passo, nel fetore delle tenebre, scendiamo verso l’inferno, senza orrore” 

(Baudelaire)

Gaia abbassò gli occhi: le mani tremavano. 

Anche il giorno in cui Cesare l’aveva baciata per la prima volta, le sue mani avevano vibrato all’unisono con le ginocchia, mentre le budella si contorcevano in un riff di accompagnamento: Cesare, il bulletto del quartiere, la giovane promessa della boxe, lo sguardo da duro in occhi pieni di tristezza, il sogno proibito delle ragazzine di Primavalle, aveva scelto lei!

I mesi, poi, erano trascorsi veloci, tra attese davanti alla palestra, lezioni di matematica e geografia  sempre meno interessanti, sogni a occhi aperti,  bocche e mani che si rincorrevano nel verde della Pineta Sacchetti.

Gaia guardò le sue gambe attraverso le dita aperte: c’era sangue, proprio come il giorno in cui Cesare l’aveva liberata della sua infanzia.

Era stato così dolce nell’insegnarle a dargli piacere.

Gaia si guardò intorno: un dente la fissava dal pavimento.

Anche quella volta che, poco dopo il loro primo anniversario di matrimonio, era uscita per una pizza con le amiche, un suo dente era precipitato sul pavimento. Già, ma era stata solo colpa sua: aveva fatto tardi e per di più indossando quella gonna un po’ troppo corta.

Cesare, poverino, si era sentito così in colpa per quel pugno.

Lui la amava.

Lui la amava alla follia, ecco cosa le ripeteva continuamente.

E in continuazione la aiutava a rendersi conto di quanto lei fosse ingrata, di quanto lei non ricambiasse questo suo amore, di quanto lei fosse cattiva.

Ci aveva provato per più di dieci anni a essere migliore, a essere la donna che lui meritava, a cercare di farlo felice, ma ogni volta commetteva qualche stupido errore e così lui doveva punirla.

Era solo colpa sua se i lividi avevano preso la residenza sulla sua pelle, era solo colpa sua se le sue ossa erano così fragili, era solo colpa sua se il bambino che era dentro di lei stava sgocciolando lungo le sue cosce, era solo colpa sua se le sirene delle gazzelle dei carabinieri rompevano il silenzio della notte.

Era solo colpa sua se Cesare era disteso sul pavimento con un coltello piantato tra le scapole mentre un fiore di sangue si allargava sotto di lui…

Dedicato a tutte le donne, perché ogni donna nella sua vita ha dovuto imparare a difendersi da qualche forma di violenza di genere…

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